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SPECIALE FERIE

Luglio è il mese in cui normalmente cominciano le ferie estive. Ma chi le decide? Che cos'è il piano ferie? E come funziona? In questo speciale facciamo chiarezza, partendo da cosa dice la legge.

 

Garantite dalla Costituzione. Le ferie lavorative sono periodi retribuiti di riposo garantiti dalla Costituzione, per consentire al lavoratore dipendente di recuperare le energie psicofisiche e dedicarsi alla propria vita sociale e familiare.

Considerata la loro importanza, la legge interviene fissando un numero minimo di giorni di ferie annuali che il dipendente matura e che deve godere entro determinate scadenze. A parte i casi di cessazione del rapporto di lavoro, nei quali è prevista l’indennità sostitutiva, i giorni di ferie non possono essere liquidati in busta paga senza che siano stati realmente effettuati.

 

Chi decide. Chi può decidere i periodi e i giorni di assenza? Secondo la legge è il datore di lavoro a farlo, tenendo conto sia delle esigenze dell'impresa, sia delle necessità personali del lavoratore.

Sempre nei limiti di legge: la 66/2003 stabilisce infatti che il periodo minimo di ferie che il dipendente matura sia di quattro settimane l’anno.

Non solo. La stessa legge prevede che il periodo debba essere goduto secondo precise scadenze: due settimane entro il 31 dicembre dell’anno di maturazione e le due rimanenti nei 18 mesi successivi. Questo significa, per esempio, che le ferie maturate nel 2021 devono essere obbligatoriamente godute entro il 30 giugno 2022-

I contratti collettivi possono inoltre intervenire prevedendo un monte ferie superiore a quello minimo per legge. In questo caso, i giorni di riposo supplementari devono essere goduti nel termine stabilito dagli stessi contratti.

 

Il piano ferie. L’azienda deve comunicare preventivamente il periodo di ferie, per iscritto e con qualunque altro mezzo che porti immediatamente a conoscenza del dipendente il periodo in cui potrà assentarsi dal lavoro.

Una volta definite le finestre, la durata e la collocazione, viene predisposto un piano approvato dall’azienda. Se dal documento emerge che il dipendente non esaurisce i giorni di assenza dal lavoro entro il termine stabilito dalla legge o dal Ccnl, il datore i lavoro può obbligarlo a consumarle, per non incorrere in sanzioni amministrative o risarcimenti danni.

Una volta comunicato il periodo, il datore di lavoro può modificarlo a causa di un mutamento delle esigenze produttive e aziendali. Questi cambiamenti devono essere comunicati con preavviso, e in ogni caso prima dell’inizio del periodo di ferie.

In ogni caso, nonostante la predisposizione del piano, l’ultima parola sul periodo di assenza del dipendente spetta al datore di lavoro. L’unica facoltà concessa al dipendente è quella di indicare il periodo entro cui intende fruire delle ferie.

Il lavoratore può chiedere di assentarsi in un determinato periodo. Tuttavia, l’ok definitivo per spetta all’azienda. Il dipendente non può in ogni caso fissare in maniera arbitraria e unilaterale il periodo di ferie.
 

Il parere del Ministero. Il Ministero del Lavoro con una circolare (numero 8/2005) ha stabilito che i periodi di ferie possono essere così suddivisi:

- due settimane devono essere effettuate entro l’anno, anche in maniera ininterrotta se c'è richiesta del dipendente (quest’ultima dev’essere formulata tempestivamente per permettere all’azienda di mixare le esigenze aziendali e quelle del lavoratore);

- il secondo periodo di due settimane può essere goduto anche in modo frazionato entro i 18 mesi che seguono l’anno di maturazione;

- il terzo periodo con gli ulteriori giorni di ferie previsti dal Ccnl può essere anche frazionato.


I giorni maturati. Il numero di ferie che maturano ogni anno dipende dai periodi di attività dal dipendente, in proporzione al servizio effettivamente prestato. Generalmente un mese di lavoro dà diritto a un dodicesimo del monte ore annuale di ferie. Di solito, le frazioni di mese pari o superiori a 15 giorni valgono come mese intero.

Per calcolare le ferie che spettano nell’anno è possibile ricorre a una formula: giorni previsti da legge e Ccnl diviso 12 per il numero dei mesi di servizio.

Al risultato devono sommare i giorni eventualmente accumulati negli anni precedenti e ancora non goduti.

 

Assenze in cui maturano le ferie. Ma non sempre le assenze dal lavoro fanno calare il monte ferie. Ci sono infatti alcuni casi in cui vengono considerati come giorni di servizio. Eccoli:

  • maternità obbligatoria e congedo di paternità;

  • malattia;

  • infortunio

  • ferie;

  • permessi per diversamente abili e i loro familiari;

  • congedo matrimoniale;

 

Assenze in cui non maturano le ferie. Al contrario, non sono equiparate ai giorni di servizio le assenze per:

  • congedo parentale;

  • sciopero;

  • permessi per malattia del bambino;

  • preavviso non lavorato;

  • aspettativa sindacale per cariche elettive.

 

Questo significa che se nel mese il dipendente si è assentato per congedo parentale per più di 15 giorni di calendario, il dodicesimo di ferie non gli verrà riconosciuto.

E' bene infine aggiungere che i contratti collettivi possono intervenire prevedendo condizioni migliori e altri tipi di assenze che non interrompono la maturazione delle ferie.

 

 

Focus colf

 

Dopo un anno, passato a sfacchinare tra le mura domestiche, anche badanti, baby sitter e colf hanno diritto a un periodo di riposo. Per la famiglia sorge il problema di come regolarsi per le ferie. Quanti giorni spettano? Ci sono differenze tra lavoratrici ad ore e a tempo pieno? Per i contributi Inps quanto si versa? Vediamo quali sono le cose più importanti da ricordare per non commettere errori che possono poi ingenerare spiacevoli contestazioni.

 

La durata. Il contratto collettivo stabilisce che alla colf spettano 26 giorni lavorativi a prescindere dalla durata dell’orario di lavoro. Se l’anzianità di servizio è inferiore all’anno, le ferie sono pari a 2,16 giorni per ogni mese lavorato.

Quando? In linea di massima, tra giugno e settembre. Nulla vieta comunque alle parti di decidere di comune accordo un periodo diverso che può anche non essere continuativo. Fermo restando che le ferie non possono essere frazionate in più di due periodi.

 

Colf straniere. Le ferie sono un diritto e come tali non si puo rinunciare. Ma è prevista una particolarità per le lavoratrici straniere. Se la famiglia è d'accordo, la colf o la badante può cumulare le ferie spettanti per un periodo massimo di due anni. In questo modo si dà all'interessata la possibilità di trascorrere nel paese di origine un periodo di vacanza abbastanza lungo da giustificare le spese di viaggio.

 

La paga. Durante le ferie la colf va retribuita come se stesse lavorando. Per ogni giornata di ferie spetta un ventiseiesimo della retribuzione mensile, comprensiva della eventuale indennità sostitutiva per il vitto e per l’alloggio. In caso di retribuzione oraria occorre prendere a riferimento il numero di ore effettuate di media in un mese e dividerle per 26, ottenendo così il numero di ore equivalente a un giorno di ferie.

Per il calcolo della cifra da pagare si prende la retribuzione globale di fatto in denaro e in natura corrisposta mensilmente. Non ci sono differenze tra lavoratrici a servizio intero e a ore. Per queste ultime bisogna risalire sempre alla retribuzione mensile, moltiplicando la paga settimanale per 52 e dividendo il risultato per 12. Se la colf usufruisce di vitto e alloggio, la somma da pagare può anche superare lo stipendio corrisposto normalmente: alla retribuzione bisogna infatti aggiungere il valore convenzionale delle indennità, che nel 2021 sono pari a 1,96 euro per ogni pasto e a 1,69 per il pernottamento (5,61 in tutto). Per una lavoratrice convivente a tempo pieno, la maggiorazione sarebbe quindi di 168,30 euro in più (5,61x30). Se l'anzianità è inferiore all’anno, il calcolo va fatto in dodicesimi, considerando come mese intero le frazioni superiori a 15 giorni.

Inps. Le ferie non comportano alcuna complicazione per il versamento dei contributi Inps. A fine trimestre la cifra non cambia, anche se con il pagamento dell’indennità sostitutiva per ferie non godute la collaboratrice domestica riceve più di quanto ottiene normalmente a fine mese.