SAN SIRO, ULTIMO ATTO?
Parole sparse dalla "Terra di Mezzo"
Diario milanese di un febbraio particolare
6 febbraio 2026
Giorno 0
Lo stadio "Meazza" in San Siro, che da stasera diventa anche "olimpico", ne ha viste tante. Ma davvero tante. Quasi un secolo di partite (e di coppe conquistate) del Milan e dell'Inter, nei trionfi e nei momenti critici, nella buona e nella cattiva sorte. Ma anche momenti storici per altre squadre di calcio.
Il Grande Torino, che proprio nell'impianto meneghino disputò la sua ultima partita in serie A il 30 aprile 1949, pochi giorni prima dell'amichevole di Lisbona e della tragedia di Superga. O il Feyenoord, che si portò a casa la sua prima e unica Coppa dei Campioni il 6 maggio del 1970. O ancora Bayern e Real Madrid, che aggiunsero una Champions alla loro fornita collezione. Oppure il Parma, che sollevò la Coppa Uefa dopo una doppia finale contro la Juventus, provvisoriamente migrata a Milano. O Mondiali ed Europei di calcio.
Ma, nei suoi 99 anni di storia, San Siro è stato anche altro. Sempre in ambito sportivo, si è riempito per lo storico test match di rugby Italia-Nuova Zelanda, impressionando anche i mitici All Blacks, e ha scaldato i cuori in occasione di memorabili incontri di pugilato. Vi hanno pregato Papi - Giovanni Paolo II e Francesco - ma anche Arcivescovi di Milano. Ha ascoltato concerti, alcuni di essi davvero storici - due su tutti: le esibizioni di Bob Marley e Bob Dylan.
Davvero una storia inimitabile, a cui oggi si aggiunge un altro "pezzo da novanta": la Cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici invernali. Un appuntamento che suscita sempre curiosità, e che unisce tradizione e innovazione: da una parte il protocollo ufficiale, con l'ingresso delle squadre, l'apertura, l'inno olimpico e i giuramenti di atleti e giudici, dall'altra lo spettacolo di contorno, che è sempre una nuova scoperta.
Nella storia ci siamo lasciati stupire da molti eventi di apertura, alcuni molto innovativi. Come la "cerimonia diffusa" di Parigi 2024, svolta in città, con l'indimenticabile sfilata degli atleti a bordo di battelli sulla Senna: l'evento avrebbe potuto scalare le classifiche dei "top" se non fosse stato irrimediabilmente rovinato da alcuni siparietti molto discutibili, e dall'inaccettabile sketch blasfemo che ha comprensibilmente causato proteste, anche fra gli sportivi che vi hanno assistito.
L'idea di "cerimonia diffusa" è alla base anche dell'evento di stasera, pur con il ritorno dello stadio come punto centrale dell'evento: il fuoco di Olimpia che sarà acceso contemporaneamente a Milano (non a San Siro, ma in un punto della città - e cioè l'Arco della Pace) e a Cortina.
San Siro ospiterà tutto il resto della parte ufficiale, oltre a quella ricreativa, arricchendo la sua collezione di eventi prestigiosi con un pezzo da novanta: almeno 2 miliardi di persone in tutto il mondo avranno gli occhi puntati sul suo campo e sui suoi spalti.
La cerimonia olimpica, però, rischia di diventare un grande concerto d'addio: dal 2031, la "Scala del Calcio" rischia di essere, in tutto o in parte, demolito (anzi: "decostruito", stando al termine ufficialmente utilizzato). Milan e Inter, proprietarie dell'impianto, ne vogliono edificare uno nuovo a pochissima distanza, anziché ristrutturare un impianto con un secolo di storia, che ha contribuito a formare la storia di Milano e dell'intero mondo calcistico.
Per questo, l'allegria di questa cerimonia avrà comunque un fondo di malinconia. Soprattutto per tutti coloro che questo stadio lo hanno "vissuto", amato e sognato.
Nella foto di mathieu gauzy su Unsplash lo Stadio "Giuseppe Meazza" in San Siro

