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  • Navigli

MILANO, POCO ENTUSIASMO PER L'APERTURA DEI GIOCHI

Parole sparse dalla "Terra di Mezzo"

Diario milanese di un febbraio particolare

 

4 febbraio 2026

 

L'apertura dei Giochi Olimpici è imminente. Ma se si cammina per Milano non è così automatico accorgersene. In alcuni punti strategici della città sono state piazzate strutture per la vendita di mascotte, indumenti e materiale olimpico in genere, e i primi afflussi (soprattutto di operatori televisivi) iniziano a unirsi a milanesi e turisti nei locali del centro e dei Navigli. E queste sono difficili da ignorare.

Ma se una persona qualsiasi non sapesse che di qui a due giorni sarà issata la bandiera a cinque cerchi, è possibile che non ne venga a conoscenza.

I discorsi fra i cittadini sono gli stessi di sempre. O quasi. Perché ogni tanto spuntano riferimenti all'appuntamento olimpico, ma solitamente lo si fa per lamentarsi delle strade chiuse e, magari, informare altre persone sui percorsi alternativi da seguire. Oppure per puntualizzare le spese effettuate per le strutture, o la mancata conclusione di alcuni lavori pubblici entro l'inizio dei Giochi (in primis la tramvia per Santa Giulia). Oppure ancora per ricordare che una classicissima del calcio - Inter-Torino, partita dei quarti di finale di Coppa Italia - si svolgerà stasera a Monza anziché a San Siro, proprio perché il “Meazza” deve mettersi in ghingheri per la Cerimonia di Apertura di venerdì 6 febbraio.

Poco altro. Del resto, sono davvero pochi i milanesi che hanno acquistato biglietti per le competizioni che si svolgeranno a Santa Giulia, Rho o Assago.

Sembra, dunque, che in città l'atmosfera olimpica sia abbastanza tiepida, talvolta indifferente, o addirittura insofferente. Nulla a che vedere con l'attesa spasmodica che si percepiva ai Giochi Estivi di Atene 2004, o di Londra 2012.

Piuttosto, il mood pare più simile a quello di Torino alla vigilia dei Giochi Invernali del 2006. Mood che però, dopo pochi giorni, è cambiato. Le gare, ma ancor più l'atmosfera olimpica, le “notti bianche” con locali aperti anche nelle ore piccole, le “case” delle varie federazioni, le cerimonie di premiazione in città, gli eventi e i concerti, hanno coinvolto la cittadinanza in maniera diffusa. Con colonne magari di due ore davanti a "Casa Sassonia", o famiglie serene in giro a tarda notte.

E, dopo la Cerimonia di Chiusura, sono nati persino gruppi spontanei improntati alla nostalgia (come gli “orfani olimpici”). Bene: paradossalmente, molte tra queste persone non avevano neppure visto una gara negli impianti sportivi, limitandosi - si fa per dire - a godersi il clima incantevole generato dall'evento a cinque cerchi.

Potremmo parlare di “fuori Olimpiade”, echeggiando quel fenomeno che si è sviluppato molto tempo fa proprio a Milano in occasione del Salone del Mobile, e che ha finito poi per superare in importanza la stessa esposizione.

Anche per questo motivo, è possibile che l'entusiasmo olimpico riesca da un momento all'altro a contagiare i milanesi, come fece per i torinesi 20 anni fa. Se così fosse, potremmo dire che è solo questione di giorni, anzi, di ore.

 

Mgm

 

Nella foto ©Maurizio Giuseppe Montagna, il Naviglio Grande di Milano