IN VIAGGIO VERSO SANTA GIULIA
Parole sparse dalla "Terra di Mezzo"
Diario milanese di un febbraio particolare
5 febbraio 2026
Giorno -1
Oggi sono iniziate le gare olimpiche a Milano, dopo l'esordio di ieri a Cortina. I Giochi Olimpici saranno inaugurati domani a San Siro.
No, non è un tentativo di negare il principio di non contraddizione. E neppure il frutto di abbondanti libagioni diurne.
Spieghiamo.
Da qualche edizione, i Giochi invernali si sono adeguati a quelli estivi, che anticipano l'inizio di alcune competizioni (senza medaglie in palio) rispetto alla Cerimonia d'apertura.
Così, se a Cortina il gruppo preliminare di curling si è avviato ieri (con tanto di breve black out a sorpresa), Milano ha schierato oggi le prime squadre di hockey femminile.
In questo spazio vi racconteremo le avventure di un tale signor M (che poi è colui che scrive queste righe), all'Arena Santa Giulia, dove ha assistito all'incontro Italia-Francia.
Il percorso di avvicinamento
Il signor M arriva alla stazione di Rogoredo alle 12.30 precise. L'evento è previsto per le 14.40, ma il previdente spettatore preferisce anticipare, neanche fosse Fantozzi in attesa del duca-conte Semenzara. Arriva. Scende dal treno. Fa scattare l'operazione fà ballà l'oeugg ("fai ballare l'occhio") alla ricerca di un'indicazione che lo indirizzi alla navetta per Santa Giulia.
Si guarda in giro, ma non vede nulla. Così fa ciò che era d'uso molto più frequente nell'era pre-smartphone: chiede ragguagli. Si ricorda i tempi di Atene 2004, quando in una linea metropolitana nuova di pacca un'anziana signora (greca) aveva chiesto a lui (turista) informazioni su una destinazione. Perché l'infrastruttura era talmente nuova che neppure gli ateniesi ne conoscevano il percorso. Ecco: ora era lui (milanese) a chiedere un'indicazione per un impianto della sua città.
Ottiene l'informazione, scende nel sottopasso che collega i binari ferroviari all'ingresso della metropolitana e finalmente vede le indicazioni, incollate a terra e ripetute frequentemente.
Arriva con facilità al capolinea delle navette e sale sull'autobus, che alle 12.40 parte. Dopo sette minuti scende dal mezzo, quattro passi, non molte persone incolonnate, controlli veloci et voila. Anticipo siderale.
Tutto bene. Quasi tutto
Accede dunque al piazzale esterno e di lì entra nell'impianto. Un palazzetto davvero bellissimo, con un colpo d'occhio stupendo, dentro e fuori: rispetto alle condizioni in cui era meno di un mese fa - quando fu inaugurato, ma con alcuni lavori ancora in corso - appare fatto e finito. E lo è.
Giusto qualche situazione, diciamo così... atipica. Esempio: quando il signor M va in bagno a lavarsi le mani, tutti i dispenser automatici di sapone dei bagni del settore C sono vuoti (erano pieni quelli tradizionali dei prefabbricati nel piazzale esterno). C'è quindi chi si accontenta di sciacquare le mani e chi preferisce disinfettarle estraendo dalla tasca uno stick igienizzante, di quelli molto popolari nell'era Covid.
Nel settore C - area dove il signor M vedrà la partita - ci sono vari bar. Il signor M chiede un espresso. Gli viene cortesemente negato: non per qualche strana ragione, ma semplicemente perché ai bar dentro al palazzetto non fanno il caffè. Bisogna scendere all'esterno. Il signor M lo fa a fine partita (per la cronaca, 4-1 per l'Italia). E lo trova.
Ma, come ormai da tradizione olimpica, l'unica carta di credito accettata è la Visa. Che lui non ha. Di solito, si può pagare anche i contanti, ma non questa volta. Gli spiegano che non sono ancora arrivati i registratori di cassa per il cash: è questione di poco: Speremm.
Gli propongono di inquadrare un codice Qr per scaricare una Visa virtuale, con cui potrà pagare dopo averla ricaricata. Ma il signor M decide che il caffè lo prenderà in serata: mentalmente è già in centro, dove qualche ora più tardi transiterà la fiamma olimpica.
Cambiamento repentino?
Solo ieri osservavamo il coinvolgimento molto marginale dei milanesi nell'attesa dei Giochi. Facevamo il paragone con un caso molto simile: quello dei torinesi, che nel 2006 si erano avvicinati in maniera analoga alla kermesse a cinque cerchi, salvo poi essere contagiati dalla "febbre olimpica".
Ecco: forse il paragone è azzeccato. Nel percorso che stasera porta la fiamma in giro per la città, si vedono due ali festanti di folla in attesa dei tedofori. E Piazza del Duomo, destinazione odierna del fuoco di Olimpia, è colma di persone entusiaste.
Una ragazza ricorda di aver visto la fiamma del 2006 nel Bresciano, quando era bambina, ed è visibilmente emozionata. E' un po' un emblema di questa serata.
E' esploso improvvisamente l'entusiasmo olimpico? Sembra di sì, anche se - per dirlo con Mogol e Battisti - "lo scopriremo solo vivendo".
Nella foto ©Maurizio Giuseppe Montagna, l'Arena Santa Giulia oggi

