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  • Una fase della Cerimonia di apertura

CERIMONIA DI APERTURA: PRIMA IL SOGNO, POI...

Parole sparse dalla "Terra di Mezzo"

Diario milanese di un febbraio particolare

 

7 febbraio 2026

Giorno 1

 

"Penso che un sogno così non ritorni mai più...". Le parole di Volare - cantata ieri a San Siro da Mariah Carey - spiegano bene ciò che hanno provato gli spettatori che hanno assistito alla onirica e variopinta Cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026.

I giochi di colori provenienti dai braccialetti luminosi indossati dagli spettatori, che ne hanno fatto parte attiva dello show, e le coreografie che hanno avuto luogo in campo, trasformato in palcoscenico, regalavano la sensazione di nuotare in un mare di colori, che sembravano rincorrersi e giocare, in una sequenza mai scontata.

 

Molti spettatori, ma nessun sold out

L'emozione è riuscita a far dimenticare che lo stadio non era esaurito: c'erano moltissime persone, ma si notavano vari spazi vuoti, di diverse dimensioni. E' la politica dei prezzi, ormai purtroppo comune a molti avvenimenti sportivi, che rende inaccessibili ai più gli eventi top: è vero che per alcuni eventi erano disponibili tagliandi a 30 euro, ma non si può tacere che quelli considerati più importanti avevano costi molto elevato.

La spesa minima per la Cerimonia di apertura ammontava a 260 euro circa. Un errore che, visto che San Siro non raggiungeva il sold out, si è tentato di correggere parzialmente, offrendo i tagliandi a 25 euro per i volontari e quattro persone da loro scelte, oppure introducendo offerte 2X1. Il che non è bastato.

 

Tempo sospeso

I problemi di vario tipo, più o meno gravi legati ai Giochi, non si possono chiudere in un cassetto. Occorre parlarne e parlarne ancora: la politica dei prezzi, appunto; le strategie discutibili di alcuni alberghi (anche nella gestione del personale); le scelte sbagliate e incoerenti del Cio, i lavori pubblici non conclusi, eccetera, eccetera.

Ma, per un tempo che sembrava sospeso, le atmosfere della Cerimonia hanno permesso a chi è accorso al "Meazza" di sognare. Una sensazione che ha coinvolto tutti, sia gli "abituali olimpici", sia le "matricole".

Per i primi si è trattato di un nuovo pezzo della loro collezione, sicuramente per alcuni la cerimonia più bella. Ma l'apertura dei Giochi, per chi li segue, è anche un'occasione di pensare e ripensare la propria vita: se eccettuiamo le sospensioni e i rinvii dovuti a cause di forza maggiore (Tokyo 2020 l'unica del dopoguerra), l'appuntamento a cinque cerchi si presenta a cadenze regolari, e la cerimonia ne è un intertempo, un appuntamento simbolico.

Ciò rende facile farsi trasportare dai ricordi, ma anche abbozzare bilanci, ricordarsi dove si era quattro anni prima e che cosa si è fatto (o non si è fatto) in questo periodo.

E questo vale, naturalmente, per tutti, ma in particolare per gli habitué, o per gli sportivi che seguono regolarmente (anche da casa) la cerimonia e le gare olimpiche.

Ma agli ingressi di San Siro c'erano anche persone che hanno assistito a una cerimonia per la prima volta. Ospiti della città o milanesi, che hanno vissuto un'emozione particolare. E non solo per l'atmosfera da fiaba, da sogno che hanno vissuto. Ma anche perché hanno assistito (e sono stati co-protagonisti) di un momento storico per la città. E, molto probabilmente, a una pietra miliare della loro vita.

Non importa che si tratti di ragazzi, in procinto di scoprire il mondo, o di uomini di mezza età, oppure di anziani, che magari ricordano quella remota cerimonia olimpica vista da bambini nella televisione in bianco e nero: stasera anche i meno giovani, in qualche modo, sono tornati all'infanzia.

E quando i Giochi saranno chiusi, sarà difficile trattenere la malinconia. Come ebbe a dire Bob Marley, The good times of today are the sad thoughts of tomorrow. I bei tempi di oggi sono i pensieri tristi di domani.

 

La doccia fredda

Le folle ancora affascinate dalla cerimonia hanno poi imboccato le uscite, facendo slalom tra gli accessi riservati, per raggiungere un mezzo pubblico e tornare chi a casa, chi al proprio hotel.

E qui, dal sogno, sono passate velocemente a una doccia fredda. Non sono bastate le uscite scaglionate, con un attesa di circa 20 minuti per chi ha assistito allo spettacolo dai settori "popolari": le colonne per entrare in metropolitana erano lunghissime. E questo ci può anche stare, dato che il binario può ospitare solo un convoglio alla volta.

Ciò che invece è inaccettabile è la quasi assenza di alternative. Nessuna navetta speciale per alleggerire la pressione. E tram di linea molto sporadici - nulla a che vedere con il "carosello" di vetture che accorrono al capolinea di San Siro dopo le partite di serie A.

Risultato: persone - provenienti da tutto il mondo - incolonnate ad attendere un tram chiamato desiderio. Che, all'arrivo, può accogliere a bordo solo una parte degli sventurati in attesa. Si incrociano commenti in varie lingue: anche quando gli idiomi non sono comprensibili, sono gli sguardi a parlare.

Chi "sa", prova a incamminarsi verso una fermata di metropolitana alternativa (quella di Lotto), raggiungibile però dopo una discreta camminata. Inevitabili, durante la marcia, una domanda: "ma chi ha organizzato la mobilità sapeva che a Milano ci sono le Olimpiadi? Sapeva che stasera c'erano circa 70.000 persone che uscivano, pur a singhiozzo, dallo stadio?". I paragoni impietosi con Londra e Parigi si sprecano - una vera beffa, perché di solito i mezzi pubblici, a Milano, funzionano bene.

Più di un meneghino ha esternato una forte delusione, non tanto per il disagio patito, ma per la pessima immagine che questa disorganizzazione ha dato della città (e della sua fama di efficienza) a ospiti provenienti da tutto il mondo.

Per la cronaca, molti spettatori hanno raggiunto la loro destinazione oltre le 2 di notte. Permettendo a questo articolo di trovare piena cittadinanza tra i resoconti del "giorno 1", sabato 7 febbraio 2026.

 

Mgm

 

Nella foto ©Maurizio Giuseppe Montagna, una fase della Cerimonia di apertura