SCELTA DELLE PASSWORD, GLI ERRORI PIÙ COMUNI

Immaginate di aprire un account nel sito di una compagnia diretta, per sottoscrivere una polizza via internet. A un certo punto dovete scegliere la password. Un momento molto importante, perché l'impostazione della parola chiave è una fase decisiva per la protezione dell'accesso alla vostra area personale.

Anche perché le violazioni informatiche sono in crescita. Secondo uno studio realizzato da mUp Research su incarico di Facile.it, sono 8,7 milioni i cittadini italiani che ne hanno subita una nell’ultimo anno. Nella graduatoria delle violazioni guidano i social network (5 milioni), gli account bancari (1,8 milioni) e gli smartphone (890.000).

Se le effrazioni digitali possono colpire chiunque, scegliere una password poco efficace (come fanno 9,9 milioni di cittadini) agevola i criminali.

Ecco i principali errori da evitare nella scelta della parola chiave. 

 

Foto di Szabó Viktor da Pexels https://www.pexels.com/it-it/@szaboviktor/

 

Tra password per tutte le stagioni, affetti e... balle spaziali

Prima di tutto, occorre evitare l'utilizzo della stassa password per tutti gli account: una raccomandazione che non è seguita da 4,6 milioni di persone (soprattutto intervistati fra i 25 e i 34 anni).

Meglio anche lasciar perdere anche il nome dei figli o del partner, come fanno 1,5 milioni di internauti (specialmente dai 55 ai 64 anni), che non hanno neanche l'accortezza di aggiungere caratteri speciali (come !,£, ?, $ o %). 

Ricordate il film Balle Spaziali, dove si canzonava chi impostava una combinazione troppo semplice (nel caso era 12345)? Era il 1987 - un'altra epoca, lontana dall'affermazione del digitale - ma sembra che molta gente non abbia ancora imparato la lezione, se 2,7 milioni di persone scelgono ancora sequenze numeriche progressive e circa 1,2 milioni una ripetizione continua (per esempio, AAAA o 1111).

 

La lezione del Louvre

Meglio non servirsi di altre scelte ovvie, come la data di nascita (lo fanno 2,3 milioni di persone), la parola password (935.000) o il nome del sito (850.000). Una strategia incredibilmente seguita dal Louvre, colpito lo scorso 19 ottobre dal clamoroso furto dei gioielli di Napoleone: il museo parigino aveva impostato, come parola chiave per disattivare l'allarme, proprio la parola Louvre.

Pessima idea anche optare per Qwerty (o Qwertz): a utilizzare le prime cinque lettere consecutive della tastiera del computer sono 380.000 persone, mentre 470.000 scelgono il nome della propria squadra del cuore - altra abitudine decisamente insicura.

Meno pericolosa, ma decisamente lontana dal bon ton, la curiosa strategia di sicurezza adottata da un milione di persone, che si affidano a una parolaccia.

 

Pochi aggiornamenti

Tra le cattive abitudini in tema di password c'è anche il mantenimento della chiave di accesso per troppo tempo: quasi un cybernauta su due la cambia meno di una volta l’anno e il 43% lo fa solo se espressamente richiesto dal sito (43%); solo il 4,8% lo fa ogni settimana.

Gli uomini aggiornano le password principali sei volte l'anno, le donne 4,5.


Dove metterla?

Infine, la custodia delle password: il 30% opta per un supporto cartaceo, soprattutto le donne (35%) e gli over 55 (39,7%). Il 14,5% preferisce invece archiviarle sullo smartphone (31% per gli under 24), mentre il 9% le inserisce in un documento salvato sul computer. Circa 5 milioni (13,5%)  scelgono invece app o servizi dedicati.

Sono invece 10,4 milioni (27%) ad affermare di ricordarle tutte a memoria; 212.000 si affidano invece a figli o partner.

 

Foto di Szabó Viktor da Pexels