QUELLI CHE LO PSICOLOGO... LO CERCANO NELL'IA

Il 10% dei cittadini italiani ha utilizzato l'intelligenza artificiale per affrontare stress, ansia o difficoltà emotive, servendosi dell'Ia come una sorta di psicologo digitale. Lo afferma l'Osservatorio Sanità di Unisalute, indagine cawi realizzata da Nomisma a giugno 2026 su 1.300 italiani tra i 18 e i 70 anni con sovracampionamento nelle città metropolitane di Milano, Bologna e Napoli.

Se il numero elevato di persone che hanno provato a usare l'intelligenza artificiale per un surrogato di consulto psicologico può stupire, è ancora più sorprendente la quota di persone che ha dato pareri positivi: a esprimere soddisfazione sono infatti due terzi di chi si è affidato all'assistenza dell'Ia, mentre il 16% dell'intero campione considera “alta” la probabilità che nei prossimi dieci anni l'Ia sostituisca gli psicologi.

In generale, il 44% del campione ha un’opinione negativa di questa pratica e il 31% non si servirebbe mai dell'Ia per questi scopi, considerandola rischiosa (21%) o del tutto inadeguata per un compito simile (23%). Per il 35% può rivestire una certa utilità, ma come complemento.

C'è dunque chi è possibilista sul ruolo integrativo dell'intelligenza artificiale per gestire lo stress quotidiano (33%), trovare professionisti o servizi psicologici oppure apprendere esercizi per il rilassamento (29%) o confidarsi anonimamente (26%).

Tra i motivi della bocciatura di questa nuova pratica, invece, il rischio di risposte troppo compiacenti o poco critiche (43%) o di consigli inappropriati (42%) e la mancanza di empatia (40%). Preoccupano anche la dipendenza da strumenti digitali (26%) e i pericoli relativi alla privacy (23%).

La ricerca segue di poco più di un mese un'indagine simile sulla percentuale di pazienti che scelgono di affidarsi all'intelligenza artificiale per le visite mediche.