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PREMI PIÙ CARI CON LA CRISI CLIMATICA

Il divario di protezione assicurativa - cioè la differenza fra le perdite totali e quelle coperte - non è più soltanto un problema di mercato, ma può destabilizzare l'economia e penalizzare pesantemente le famiglie, le aziende e le finanze pubbliche. Lo afferma una nota del Wwf, che si è occupato della questione con il rapporto Affrontare il divario nella copertura assicurativa: fare leva su clima e natura per aumentare la resilienza.

Realizzato con la collaborazione di un gruppo consultivo formato da rappresentanti del mondo della polizza, accademici e un regolatore di settore, lo studio è focalizzato sulle conseguenze negative di crisi climatica e perdita di natura sul sistema assicurativo mondiale.

 

La crisi climatica innesca il caro-premi

Varie analisi, afferma l'indagine dell'organizzazione, individuano già la crisi climatica come il fattore ambientale più importante all'origine della crescita dei premi assicurativi e dello stesso ampliamento del divario di protezione. Tutto questo mentre la perdita di natura amplifica i rischi della stessa crisi climatica, con un'impossibilità, da parte degli ecosistemi degradati di mitigare gli effetti degli eventi metereologici estremi. Situazione che dà un via libera alla capacità delle catastrofi di autoalimentarsi.

Le zone protagoniste di deforestazione, per esempio, vedono aumentare il rischio di alluvione su larga scala fino al 700% in aree colpite da deforestazione.

In queste condizioni, crescono le perdite economiche, e le assicurazioni reagiscono aumentando i premi, limitando la copertura o bloccando la loro presenza in aree ad alto rischio. In tutti e tre i casi, un numero di crescente di cittadini e aziende à esposto ai rischi, per 64 miliardi di dollari negli Stati Uniti (dal 2021 al 2024), per 59 miliardi di euro nell'Unione Europea (2021-2023) e per il 90% nei paesi in via di sviluppo.  

“La rapidissima evoluzione del settore assicurativo è la prova più lampante di quanto si stia trasformando il nostro pianeta", afferma  Alessandra Prampolini, direttore generale di Wwf Italia.

"Il cambiamento climatico e la distruzione delle difese naturali stanno gradualmente rendendo intere regioni non assicurabili, lasciando milioni di persone esposte a impatti climatici sempre più gravi. Non si tratta solo di una questione ambientale, ma di una profonda sfida sociale, economica e fiscale. Il taglio netto delle emissioni climalteranti e la tutela e il ripristino di ecosistemi come foreste, mangrovie e zone umide sono fondamentali per ridurre l'impatto devastante di questi eventi estremi e devono quindi essere al centro delle strategie globali”.  

 

La prevenzione genera valore

Secomdo il rapporto Wwf,  la prevenzione può generare più valore rispetto ai soccorsi post-catastrofe e ai risarcimenti assicurativi. Ma, per innescare questo meccanismo, occorre scegliere una strategia integrata per ridurre il rischio di catastrofi naturali e aumentare la resilienza, intervenendo sulla riduzione delle cause e valorizzando le capacità del mondo assicurativo.

I governi e le autorità di regolamentazione, da parte loro, sono chiamati a valorizzare la natura e le soluzioni su essa fondate nel valutare i rischi. E di concentrarsi sull'integrazione degli ecosistemi per pianificare adattamento e ripresa, sull'allineamento della regolamentazione assicurativa con gli incentivi alla riduzione dei rischi e sull'accelerazione delle operazioni per azzerare le emissioni e fermare la perdita di natura.  

 

Nella foto, la sede centrale del Wwf a Gland (Svizzera). Foto © Wwf - Folke Wulf