POVERI FREE LANCE: PAGATI MALE E IN RITARDO
I liberi professionisti dei media e della comunicazione sono pagati male e spesso in ritardo. Nonostante questo, le aziende si aspettano prestazioni di alto livello.
E' questa la situazione, decisamente critica, in cui devono muoversi gli operatori di un settore teoricamente importante, evidenziata da Sauro Mostarda (nella foto), ceo di Lokky, intermediario assicurativo tech dedicato a polizze Rc per piccole imprese, professionisti e freelance. Che ha anche delineato il ruolo ricoperto dalle soluzioni assicurative per chi lavora in questo settore.
Crescita dell'on line
“L’ecosistema dei media e della comunicazione”, dice Mostarda, “sta attraversando una profonda trasformazione, trainata dal ruolo svolto dalle piattaforme on line, le quali, a oggi, solo considerando il contesto italiano, intercettano oltre l'85% degli investimenti pubblicitari. In questo scenario, la produzione di contenuti si è via via personalizzata, con strategie creative che richiedono competenze sempre più ibride e convergenti".
Qui "emerge la centralità di figure professionali come content creator, marketing specialist, social media manager, copywriter, addetti a ufficio stampa e pr, divenuti risorse indispensabili per la sostenibilità reputazionale ed economica delle aziende”.
Negli ultimi anni, prosegue Mostarda, “il volume di contenuti richiesto dai brand - tra social, video brevi, newsletter, podcast e progetti editoriali - è cresciuto in modo costante, spingendo le aziende a esternalizzare sempre più attività verso professionisti indipendenti della comunicazione. In questo contesto si sta affermando proprio il modello dei cosiddetti “team liquidi”: gruppi costruiti di volta in volta per integrare competenze specialistiche e rispondere a esigenze progettuali specifiche”.
Le tendenze globali “mostrano come le aree della creatività (34%) e del marketing e pr (31%) siano quelle a maggiore domanda di professionisti indipendenti".
Forte la presenza di giovani: "il 52% ha meno di 34 anni, ed è concentrato nei grandi poli urbani come Milano, Roma e Torino (67%). In questo comparto, quasi il 20% opera proprio come free lance o imprenditore indipendente".
Profondo paradosso
Eppure, si manifesta un profondo paradosso. “Ai free lance della comunicazione viene oggi richiesto di operare su più livelli — dalla creatività all’analisi dei dati, fino alla consulenza strategica — ma spesso all’interno di modelli organizzativi che ne limitano il reale apporto. Non è un caso che i professionisti italiani arrivino a dedicare circa il 60% del proprio tempo ad attività puramente esecutive, contro un 40% riservato ad ambiti a maggior valore aggiunto come ricerca e strategia”.
E sul piano economico va in maniera ancora peggiore. “Nel mercato digitale italiano le retribuzioni faticano a decollare: per esempio, ben il 60% dei professionisti del design delle esperienze digitali non supera i 40.000 euro lordi annui. A questo si aggiungono problematiche sistemiche globali: l'85% dei free lance lamenta ritardi costanti nei pagamenti delle fatture e il 40% ritiene di aver subito contratti mascherati (si tratta delle cosiddette “false partite Iva”, pratica che il 36% delle aziende ammette di attuare). A ciò si aggiunge che l'onere dell'aggiornamento, vitale per restare competitivi in un mercato in cui si gioca sempre più al rialzo, ricade quasi totalmente sul lavoratore indipendente. Le statistiche indicano come oltre tre liberi professionisti su quattro si autofinanziano la formazione continua. A questo si aggiunge la difficoltà di garantire una continuità lavorativa stabile: molti free lance della comunicazione alternano periodi di sovraccarico progettuale a fasi di forte rallentamento, con un portafoglio clienti spesso frammentato e commesse dalla durata limitata".
Il reddito è quindi "particolarmente esposto a oscillazioni, accentuando la percezione di insicurezza anche tra i professionisti più qualificati”.
Il corto circuito tra alte aspettative aziendali e fragilità contrattuale evidenzia, secondo Mostarda, il nodo critico della responsabilità professionale. "Non sorprende", afferma il ceo di Lokky, “che il 42% dei free lance viva con la preoccupazione derivante dall'instabilità del reddito e il 31% tema i ritardi nei pagamenti, affiancati da un 23% preoccupato per le tutele sanitarie”.
Le polizze possibili
E qui, secondo Mostarda, potrebbe rendersi utile una polizza: “in sintesi, a oggi, un professionista indipendente non è più un semplice battitore libero, ma un'entità su cui gravano le responsabilità economico-reputazionali della stessa azienda. Avere una polizza di responsabilità civile professionale equivale a proteggersi da richieste di risarcimento per errori strategici, contenuti diffamatori e negligenze. Non meno rilevanti, sono le coperture per malattia e infortuni, spesso sottovalutate ma cruciali per i free lance che, differentemente dei lavoratori dipendenti, non dispongono di reti di protezione a livello istituzionale".
Un’interruzione forzata, "seppur breve, si traduce direttamente in perdita di reddito. A questa si affianca la copertura cyber risk sempre più necessaria per chi gestisce quotidianamente i dati sensibili dei clienti: una protezione concreta contro data breach, attacchi informatici, violazioni del Gdpr e le conseguenze legali che ne derivano”.
L’importanza di una polizza, dice Mostarda, “è ancora più evidente con l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa. Stando a quanto emerge dal Global Insurance Market Report, l'uso dell'Ia sta ridisegnando il profilo di rischio dei professionisti della comunicazione: crescono le esposizioni legate a discriminazioni algoritmiche, violazioni della privacy e gestione dei contenuti generati automaticamente. A questo si aggiungono le tensioni geopolitiche globali, che hanno incrementato significativamente i rischi operativi legati alla criminalità informatica. E' proprio per questa serie di motivi che anche la copertura assicurativa non è più accessoria, ma centrale nella gestione del rischio professionale”.

