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IL COEFFICIENTE DI CONVERSIONE

Alla data del pensionamento al montante contributivo, ossia la somma rivalutata dei versamenti effettuati, si applica un coefficiente di conversione che cresce con l’aumentare dell’età. Il coefficiente, per esempio, è pari al 4,186%, per chi chiede la rendita a 57 anni (perché divenuto invalido, ad esempio), sale al 4,770% per chi resiste al lavoro fino a 62 anni e al 5,391% se si decide di arrivare fino a 67 anni. I coefficienti sono rivisti ogni due anni, in funzione dell’andamento demografico. Anche in questo caso, come per i requisiti per l’accesso alla pensione, è infatti previsto l’adeguamento alla speranza di vita.

I coefficienti attualmente in uso sono validi per il biennio 2021-2022 (vedi tabella allegata): rispetto a quelli contenuti nella riforma del 1995, utilizzati sino al 2009, determinano una riduzione che a seconda dell'età di accesso alla pensione varia grosso modo da un minimo del 10% a un massimo del 15%, con una conseguente riduzione delle rendite. Soltanto restando al lavoro qualche anno in più si ottiene una pensione più consistente.