CLOSE

This website uses cookies. By closing this banner or browsing the website, you agree to our use of cookies. CLOSE

PROFESSIONISTI IN PENSIONE

E’ difficile scampare a un ciclone che travolge tutto e tutti, e dalla riforma Monti-Fornero riuscire a farla franca forse lo è ancora di più. Così anche i liberi professionisti (in passato piuttosto tutelati nella loro particolarità), stanno subendo i numerosi cambiamenti in programma. Il nuovo sistema previdenziale disegnato alla fine del 2011, infatti, ha modificato anche per loro i requisiti per abbandonare l’attività lavorativa.

Così anche medici, commercialisti, ingegneri e molte altre categorie professionali hanno dovuto fare i conti con il passaggio dal sistema retributivo (che stabiliva l’importo dell’assegno previdenziale sulla media dei redditi degli ultimi quindici anni di attività), al contributivo, che, invece, viene calcolato sui contributi effettivamente versati sull’intero arco della carriera. Soprattutto, hanno dovuto accettare l’innalzamento dell’età anagrafica minima per accedere alla pensione. Se fino alla fine del 2011 i liberi professionisti potevano conquistarsi il diritto alla pensione di vecchiaia a 60 anni, dal primo gennaio 2012 devono aspettare i 63 anni e 6 mesi. E il requisito minimo, valido per tutti, è rappresentato da vent’anni di contribuzione. I liberi professionisti, un esercito di quasi 2 milioni di persone, si sono piegati anche ad altre drastiche novità del settore previdenziale.

Per esempio quella dell’adeguamento alla speranza di vita, un principio che permetterà di ricevere l’assegno pensionistico ben oltre i 66 anni, l’età della completa equiparazione tra uomini e donne prevista nel 2018. Con la necessità di adeguare l’abbandono dell’attività lavorativa all’aumento della vita media, infatti, in base ai dati forniti dall’Istat con cadenza triennale, è già sicuro che dal 2022 si andrà in pensione a 67 anni. Ma, secondo gli esperti del settore, entro la metà di questo secolo è quasi certo che si arriverà a 70 anni. E, particolare non di poco conto, con un assegno che, nonostante il generale aumento della contribuzione da versare alla propria Cassa di previdenza, nella maggior parte dei casi sarà circa il 40%-50% dell’ultimo reddito.