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LA PENSIONE DI VECCHIAIA

La pensione di vecchiaia si consegue con due distinti requisiti:

1) un’anzianità contributiva minima: almeno vent’anni di contribuzione, oppure quindici se i contributi risultano accreditati entro il 31 dicembre 1992;
2) una determinata età anagrafica: il requisito anagrafico, che fino al 31 dicembre 2011 era fissato in 65 anni per gli uomini e in 60 anni per le donne, dal primo gennaio 2012 è stato portato a 1) 66 anni per gli uomini e a 62 anni per le donne (63 anni e 6 mesi per le lavoratrici autonome); 2) 66 anni e 3 mesi gli uomini e 62 anni e 3 mesi le donne (63 anni e 9 mesi le lavoratrici autonome ) a partire dal 2013. Con la riforma, il requisito dell’età salirà gradualmente, seguendo l’andamento demografico (la cosiddetta speranza di vita) sino a raggiungere nel 2021 i 67 anni anche per le donne. L’equiparazione dei sessi è già operativa dal 2012 per quanto riguarda le dipendenti del pubblico impiego.

Per i lavoratori che hanno iniziato l'attività dal primo gennaio 1996 (privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995), la pensione di vecchiaia, dal primo gennaio 2012, richiede gli stessi requisiti di quelli previsti per i soggetti che risultano già assicurati alla data del 31 dicembre 1995 (vedi sopra).

E’ inoltre possibile ottenere la pensione di vecchiaia all’età di 70 anni e 7 mesi (sia le donne che gli uomini) con almeno 5 anni di contribuzione effettiva (non valgono i contributi figurativi). Affinché venga riconosciuta la pensione, l’importo del trattamento non deve risultare inferiore a 1,5 volte l’ammontare annuo dell’assegno sociale Inps (limite pari a 672,10 euro mensili del 2017). Si prescinde da quest’ultima condizione (1,5 volte l’assegno sociale), nel senso che la pensione viene comunque messa in pagamento, all’età di 70 anni, in presenza di un minimo di 5 anni di contribuzione effettiva.