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L'ADEGUAMENTO DELL'ETÀ PENSIONABILE ALLA SPERANZA DI VITA

Si vive più a lungo, quindi occorre andare in pensione più tardi. E’ questa la filosofia di base che ha ispirato la legge del 2010, con cui è stato deciso che i requisiti pensionistici dovranno nel tempo fare riferimento all’incremento della speranza di vita, in modo da rendere sostenibile nel medio-lungo periodo l'intero sistema previdenziale. In parole più semplici, l’aumento della speranza di vita media comporterà un incremento dell'età minima per andare in pensione, adeguando in questo modo il periodo della vita lavorativa alla durata della vita media, senza causare un eccessivo aggravio della spesa pubblica per la previdenza sociale.

Il sistema di adeguamento automatico delle pensioni è basato sull'indicatore statistico (la speranza di vita, appunto) elaborato periodicamente dall'Istat con cadenza biennale. Inizialmente la legge del 2010 prevedeva un adeguamento ogni tre anni, ridotti a due (a partire dal 2019) dalla riforma Monti-Fornero. I primi due adeguamenti sono scattati rispettivamente nel 2013 e nel 2016. Nel triennio 2016-2018, infatti, l'età richiesta per la pensione di vecchiaia è salita a 66 anni e 7 mesi per gli uomini e 65 anni e 7 mesi per le donne

Un ulteriore adeguamento (già stabilito da un decreto ministeriale del dicembre 2017) scatterà nel 2019. L'anno prossimo l’età per la pensione di vecchiaia si attesterà quindi a 67 anni per tutti, uomini e donne, dipendenti e autonomi.

Sono legati alla longevità anche i requisiti per la pensione anticipata: pure in questo caso i 42 anni e un mese (più un altro mese già previsto dalla riforma) nel triennio 2016-2018 hanno raggiunto i 42 anni e 7 mesi (41 anni e 7 mesi per le donne). E nel biennio 2019-2020 raggiungeranno 43 anni e 2  mesi (42 e 2 le donne).

Attenzione! La Legge di Bilancio 2018 ha confermato la determinazione dell'età anagrafica per l'accesso al pensionamento attraverso il meccanismo dell'aspettativa di vita, apportando alcune modifiche.

La novità, rispetto al passato, è che gli adeguamenti successivi al 2020 non potranno prevedere incrementi dell'aspettativa di vita superiori ai 3 mesi. Nel caso l'aspettativa registrasse incrementi superiori ai 3 mesi i mesi eccedenti, verranno recuperati nel biennio immediatamente successivo.

Infine, in caso di decrementi nell'aspettativa di vita non si procederà ad alcun adeguamento, ma gli stessi verranno portati in diminuzione dagli eventuali incrementi che si dovessero registrare nei bienni successivi. Nel 2016, ad esempio, le aspettative di vita sono diminuite, per cui se si dovesse registrare una diminuzione nel 2018 o 2019, l'adeguamento  2021 non scatterebbe.