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  • Milano

LA BELLEZZA DEI 20 ANNI

Parole sparse dalla "Terra di Mezzo"

Diario milanese di un febbraio particolare

 

15 febbraio 2026

Giorno 9

 

Nel centro e sui mezzi pubblici di Milano, i tifosi con divise da hockey o colori delle loro rappresentative sono numerosissimi. Sono svizzeri, cechi, slovacchi, lettoni, olandesi, canadesi, e via dicendo.

Qualcuno, però, non ha segni di riconoscimento. Come un sessantenne sloveno, che si trova sulla banchina della "gialla" in Centrale. Chiede se è quella giusta per il Duomo. Sale.

Racconta di aver assistito alla vittoria di Domen Prevc nel salto individuale dal trampolino grande.

Sottolinea che i genitori del neo-olimpionico vendono cucine, e che lui ne ha a casa proprio una. Si sente, in fondo, un oro olimpico anche lui.

Ma facciamo un passo indietro. Lo sloveno è appena salito sul convoglio e quasi subito una ragazza molto gentile fa per cedergli il posto. Chapeau. Lui, gentilmente, declina. Poi ammette: ogni volta che qualche passeggero gli offre una sedia, lui si intristisce. E' una sofferenza. “Un segno che la vita se ne va”, dice.

Si sente giovane, e lo dice apertamente: sotto molti aspetti lo è, se crediamo fino in fondo che l'età sia un “numero”, come si dice oggi. Ma le primavere ci sono. E ogni stimolo in senso contrario, come una persona gentile che offre un posto a sedere, è lì a ricordarglielo, a rompere un delicatissimo equilibrio, quasi fosse la casualità infinitesimale del volo di un insetto che manda in frantumi la fragile “noia” kierkegaardiana.

Lui, lo sloveno tifoso di Prevc e cliente dei suoi genitori, quasi sicuramente non conosce Io e te, la canzone di Jannacci che recita “la bellezza dei 20 anni... è poter non dare retta... a chi pretende di spiegarti l'avvenire... e poi il lavoro... e poi l'amore”. Quasi sicuramente non la conosce, no. Ma è come se la cantasse, con il suo sguardo curioso ma stanco, proteso verso il futuro ma ben consapevole che i 20 anni sono un bene perduto. Anche se ci si illude di riviverli, di emularli, di prolungarli.

E in fondo, se seguiamo questa dinamica, è facile - a qualsiasi età - identificarsi in atleti come il 26enne Domen Prevc, che ha recuperato sette punti nella seconda serie di salti dal giapponese Ren Nikaidō. Perché il nipponico è di appena due anni più giovane, ma considera lo sloveno come un'ispirazione, uno che gli ha insegnato come saltare correttamente. Uno con più esperienza. Uno giovane ma meno giovane, si potrebbe dire.

E' una vecchia dinamica, spesso inconsapevole, quella di protendersi in avanti e guardare indietro, di dondolarsi tra la forza centrifuga e la forza centripeta. E sicuramente abbozzare bilanci, quando una scadenza normalmente fissa, come quella olimpica, ci obbliga a fare i conti con il passato. E con il ricordo.

 

Mgm