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COME FUNZIONA L’OPZIONE DONNA

la dinamica della carriera lavorativa, la tipologia di lavoro (dipendente o autonomo). Si stima che il taglio oscilli tra il 20 e il 30%. 

Meglio un assegno più magro oggi, che una pensione più ricca domani. È questa la filosofia dell’opzione donna: il meccanismo che, in presenza di alcuni requisiti, consente alle lavoratrici di andare prima in pensione. Una strada particolare introdotta dalla riforma Maroni del 2004 e confermata dalla legge Monti-Fornero.

L’ultima disposizione, il c.d. decretone, quello che introdotto la “pensione quota 100”, contiene anche la proroga di un anno dell’Opzione donna. Sono interessate le lavoratrici dipendenti nate entro il 31 dicembre 1960 e le autonome entro il 31 dicembre 1959, purché abbiano maturato almeno 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2018.

Continua a essere applicata la finestra mobile di 12 mesi per le dipendenti e di 18 mesi per le autonome. Dunque, se i 35 anni di contributi sono stati perfezionati nel giugno 2018 la prima finestra si aprirà il primo luglio 2019, se si tratta di lavoratrice dipendente, il primo gennaio 2020, se si tratta di autonoma.

Come accennato, la scelta non è indolore poiché il calcolo “contributivo” genera spesso un’importante riduzione dell'assegno che resterà poi per tutta la vita.

L'entità della riduzione dipende da diversi fattori tra i cui l'età alla decorrenza della pensione (la riduzione è maggiore in corrispondenza di età di pensionamento più basse), la dinamica della carriera lavorativa e la tipologia di lavoro (dipendente o autonomo). Si stima che in generale il taglio oscilli tra il 20 e il 30%.