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COME FUNZIONA L’OPZIONE DONNA

Meglio un assegno più magro oggi, che una pensione più ricca domani. È questa la filosofia dell’opzione donna: il meccanismo che, in presenza di alcuni requisiti, consente alle lavoratrici di andare prima in pensione. Una strada particolare introdotta dalla riforma Maroni del 2004 e confermata dalla legge Monti-Fornero.

L’ultima disposizione, La Legge di Bilancio 2020,  contiene anche la proroga di un anno dell’Opzione donna. Sono interessate le lavoratrici dipendenti nate entro il 31 dicembre 1961 e le autonome entro il 31 dicembre 1960, purché abbiano maturato almeno 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2019.

Continua a essere applicata la finestra mobile di 12 mesi per le dipendenti e di 18 mesi per le autonome. Dunque, se i 35 anni di contributi sono stati perfezionati nel giugno 2019 la prima finestra si apre il primo luglio 2020, se si tratta di lavoratrice dipendente, il primo gennaio 2021, se si tratta di lavoratrice autonoma.

Come accennato, la scelta non è indolore poiché il calcolo “contributivo” genera spesso un’importante riduzione dell'assegno che resterà poi per tutta la vita.

L'entità della riduzione dipende da diversi fattori tra i cui l'età alla decorrenza della pensione (la riduzione è maggiore in corrispondenza di età di pensionamento più basse), la dinamica della carriera lavorativa e la tipologia di lavoro (dipendente o autonomo). Si stima che in generale il taglio oscilli tra il 25 e il 30%.