CLOSE

This website uses cookies. By closing this banner or browsing the website, you agree to our use of cookies. CLOSE

SI VIVE PIÙ A LUNGO

Si vive più a lungo, quindi occorre andare in pensione più tardi. E’ questa la filosofia di base che ha ispirato la legge del 2010, con cui è stato deciso che i requisiti pensionistici dovranno nel tempo fare riferimento all’incremento della speranza di vita, in modo da rendere sostenibile nel medio-lungo periodo l'intero sistema previdenziale. In parole più semplici, l’aumento della speranza di vita media comporterà un incremento dell'età minima per andare in pensione, adeguando in questo modo il periodo della vita lavorativa alla durata della vita media, senza causare un eccessivo aggravio della spesa pubblica per la previdenza sociale.

Il sistema di adeguamento automatico delle pensioni è basato sull'indicatore statistico (la speranza di vita, appunto) elaborato periodicamente dall'Istat con cadenza biennale. Inizialmente la legge del 2010 prevedeva un adeguamento ogni tre anni, ridotti a due (a partire dal 2019) dalla riforma Monti-Fornero. I primi due adeguamenti sono scattati rispettivamente nel 2013 e nel 2016: dallo scorso anno, infatti, l’età di vecchiaia, è salita a 66 anni e 7 mesi per gli uomini e 65 anni e 7 mesi per le donne. A questo proposito, la riforma stabilisce che qualora l’incremento dato dalle variazioni demografiche non dovessero arrivarci, a partire dal 2022 l’età del pensionamento non può comunque risultare inferiore a 67 anni.

Sono legati alla longevità anche i requisiti per la pensione anticipata: pure in questo caso i 42 anni e un mese (più un altro mese già previsto dalla riforma) nel triennio 2016-2018 hanno raggiunto i 42 anni e 7 mesi (41 anni e 7 mesi per le donne).