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COME FUNZIONA L’OPZIONE DONNA

Meglio un assegno più magro oggi, che una pensione più ricca domani. E’ questa la filosofia dell’opzione donna: il meccanismo che, in presenza di alcuni requisiti, consente alle lavoratrici di andare prima in pensione. E per il quale si discute di una possibile proroga anche per il 2017. Già dal 2014 l'età minima per la pensione di vecchiaia è salita a 63 anni e 9 mesi, e salirà ancora fino a raggiungere quella degli uomini (66 anni) nel 2018. Fino a tutto il 2015, per l'uscita anticipata dal lavoro non resta quindi che una strada: quella che la legge Maroni del 2004 (confermata dalla riforma Monti-Fornero) riserva alle lavoratrici dipendenti, con almeno 57 anni di età (autonome con almeno 58 anni) e 35 di contributi, disposte a optare per il meno vantaggioso metodo contributivo per il calcolo della pensione.

Affinché si potesse usufruire realmente di questa scappatoia, però, era necessario raggiungere i requisiti entro il 30 novembre 2014 (30 dicembre per le dipendenti del pubblico impiego). Per questa formula, infatti, occorre mettere nel conto la vecchia “finestra mobile” (che indica il tempo di attesa tra la maturazione dei requisiti e l’effettivo pensionamento) e, dunque, bisogna essere a posto ben 12 mesi prima (18 mesi prima le autonome). In pratica, dal momento che l’età da accompagnare ai 35 anni di contributi è nel frattempo salita a 57 e 3 mesi, per via del primo adeguamento alle speranze di vita, occorreva compiere i 57 anni entro agosto 2014.

Ebbene, l’opzione donna, come stabilito dall’ultima legge  di stabilità, è possibile anche per coloro che hanno maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2015, ancorché la decorrenza del trattamento pensionistico sia successiva a tale data. Fermo restando tuttavia l’aumento dell’età: 57 e 3 mesi (58 e 3 mesi per le autonome).